stemma1Brisighella (Brisighèla in romagnolo) è un comune italiano di 7.700 abitanti della provincia di Ravenna ubicato a 115 metri s.l.m. nella bassa valle del Lamone, alle pendici dell’Appennino tosco-romagnolo, a pochi km da Faenza.

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Il borgo è caratterizzato da tre pinnacoli rocciosi, su cui poggiano la rocca manfrediana (sec. XIV), il santuario del Monticino (secolo XVIII) e la torre detta dell’Orologio, ricostruita nell’Ottocento sulle rovine di un preesistente insediamento difensivo del XII secolo.

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Brisighella is a comune (municipality) in the province of Ravenna, Emilia-Romagna, Italy.

Brisighella borders the following municipalities: Casola Valsenio, Castrocaro Terme e Terra del Sole, Faenza, Forlì, Marradi, Modigliana, Palazzuolo sul Senio, Riolo Terme. It originates from a rocca castle ordered by Maghinardo Pagani and later expanded by Francesco Manfredi, lord of Faenza.

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It is the birthplace of Dino Monduzzi (1922—2006), a cardinal of the Roman Catholic Church.

The final part of the novel The Gadfly by Ethel Lilian Voynich (1897) is set in Brisighella. This historical novel, now neglected in England or in the USA, almost unknown in Italy, became very popular in the second half of the 20th century, on the basis of a Marxist reconsideration of its plot, in the USSR, Communist countries in Eastern Europe, Mao Zedong’s China, etc.

Storia

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Le origini del borgo risalgono alla fine del Duecento, quando il condottiero Maghinardo Pagani edificò, su uno dei tre scogli di selenite, la roccaforte più importante della Valle del Lamone. Nel 1310 Francesco Manfredi, signore di Faenza eresse su un altro spuntone di roccia la rocca di Brisighella, rimaneggiata da un suo discendente, Astorgio, intorno alla metà del Quattrocento, e completata dai Veneziani nel 1508 con la torre più alta, raccordata alla cinta di mura.

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Qui nacquero i cardinali Bernardino Spada, Michele Lega, Amleto Giovanni Cicognani, Dino Monduzzi e Achille Silvestrini.

Brisighella è stata insignita delle più prestigiose certificazioni (Borghi più Belli d’Italia, Cittaslow, Bandiera Arancione del Touring Club Italiano), a testimonianza delle sue eccellenze e della sua qualità di vita.

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La Rocca, datata 1228, e caratterizzata da torri cilindriche di cui la più alta è del 1503 [4]; fu costruita dai veneziani, nel breve periodo del loro dominio sulla Romagna (1503-09).

History

Its origins go back to the end of the 13th century, when Maghinardo Pagani built the first important castle of the Lamone Valley on one of the three peaks of selenite, a gypsum rock.

In the 14th century the Manfredi, Lords of Faenza, started to build a bigger castle on another peak; 200 years later the Venetians conquered it and gave the castle the present look.

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The village is made up of ancient lanes and streets, remains of defensive walls and stairways carved into the chalky rocks.

The Ancient Via del Borgo, a covered street dated at the 14thth century with arched open windows of different sizes, was a defensive bulwark for the medieval citadel at the back.

This street is world famous for the very nature of its extraordinary architecture, and is also called “Via degli Asini” (Donkeys Alley) for the cover it supplied to the many carts and donkeys which used it in the past.

Brisighella boasts the birth of eight cardinals and has many sacred buildings: the most important of which is Pieve di San Giovanni In Ottavo, (Pieve Tho’ in the local dialect), this church, built in the 5th century and rebuilt around the 11th and the 12th, is so called because it is located on the 8th mile of the ancient Roman route between Faenza and Florence.

Architettura civile

Uno scorcio di via degli Asini

La via del Borgo, nota anche con il nome di via degli Asini, è una suggestiva strada sopraelevata, quasi interamente coperta da archi di ampiezze differenti. Anticamente poggiata su una larga base di roccia, rivestiva un’importante funzione difensiva, attestata dalla presenza di una compatta fila di case a protezione del lato sud del borgo. Solo in un secondo tempo lo zoccolo fu scavato per ricavarne stalle, fondaci e negozi, trasformando così il portico in una sopraelevata. Il nome di via degli Asini deriva dall’uso di far passare per la via le carovane di animali adibiti al trasporto del materiale dalle vicine cave di gesso.

Le opere del Palmezzano

Chiesa di S.Maria degli angeli o dell’osservanza

Madonna col bambino in trono, fra tre angeli e quattro santi

È collocata al centro dell’abside ed è firmata e datata, come attesta il cartiglio in basso: “Marchus Palmezanus Foroliviensis faciebat MCCCCCXX”. Il dipinto è inserito nella cornice originale intagliata e decorata, secondo alcuni studiosi, su disegno dello stesso Palmezzano. La predella è andata perduta, restano solo due tavolette laterali che rappresentano l’arcangelo Gabriele a sinistra e la Vergine Annunciata a destra.

L’impianto dell’opera, che rappresenta una “Sacra Conversazione” si basa su una sapiente simmetria bilaterale, al centro della quale spicca la Vergine, che mostra con uno sguardo di adorazione il Figlio benedicente. È seduta su un trono, avvolta da un manto che scende fluente fino al gradino sul quale poggia i piedi. Il basamento del trono è ornato di grottesche policrome su fondo dorato. Il Palmezzano infatti, presente a Roma alla fine del 1400, aveva certamente ammirato gli affreschi della domus aurea di Nerone, riportati alla luce in quel periodo: figure bizzarre, animali fantastici, chimere, sirene, motivi vegetali, chiamati appunto “grottesche”, che i pittori del tempo, e lo stesso Palmezzano, più volte riprodussero.

Ai lati della Vergine, due angeli sollevano le cortine di un baldacchino, simbolo di regalità.

I santi sono disposti simmetricamente intorno alla Madonna, colti non in atteggiamento orante, ma nella quotidianità dei loro gesti, quasi in un atteggiamento di ascolto del cherubino musicante al centro, seduto sulla predella del trono.

Sul lato sinistro s. Francesco, identificato dalle stimmate, legge un libro, tenuto aperto davanti a sé: è la Regola dell’Ordine da lui fondato, approvata dal papa.

Alle sue spalle s. Antonio Abate, con l’immancabile porcellino, si appoggia al bastone col manico a T, profezia della Croce.

Sul lato destro, s. Girolamo si percuote il petto con un sasso e indossa un mantello di porpora a sottolineare il suo titolo cardinalizio.

La figura del guerriero in una lucente armatura, cinto il collo da una catena con medaglia, con un manto violetto fermato sulla spalla destra, è piuttosto controversa. Si credeva raffigurasse s. Valeriano, protettore di Forlì, già rappresentato dal Palmezzano in un’altra opera con una Madonna pressoché identica a questa. Non ha però il vessillo, che abitualmente porta, ma una lunga asta. Forse è s. Giorgio, che con l’asta uccise il drago. Ci sarebbe quindi un implicito riferimento alla famiglia brisighellese dei Naldi, che qualche anno prima (1514) gli aveva commissionato una tavola con l’Adorazione dei Magi. I Naldi erano capitani di ventura che provenivano appunto da S. Giorgio in Vezzano ed erano alla guida dei Brisighelli, soldati armati di una lunga lancia.

IL PADRE ETERNO

Tempera su tavola cm. 233 x 195
Nella lunetta la figura di Dio Padre, vecchio e benedicente, con la barba bianca bipartita, è circondato da un nugolo di cherubini. La sua figura, con le braccia distese, assume una forma triangolare, che richiama la Trinità rievocata anche dalla mano benedicente con le tre dita sollevate.
La tavola, ripulita nel 1957 ed esposta a Forlì in occasione di una mostra sul grande pittore forlivese, ha subito di recente un nuovo restauro ed è stata ricollocata al suo posto nel 2004.

La chiesa è aperta tutti i giorni dalle ore 8.30 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.30.

COLLEGIATA DI S. MICHELE ARCANGELO

ADORAZIONE DEI MAGI

Tempera su tavola in legno di pioppo nero, 7 tavole provenienti dalla stessa pianta

L’opera è collocata dal 2000 nella prima cappella della Collegiata, a destra entrando e proviene dalla pieve di Rontana, parrocchia ora soppressa a pochi chilometri da Brisighella. Fu commissionata al Palmezzano per cento ducati d’oro, nel 1514 dalla famiglia brisighellese dei Naldi, capitani di ventura che combatterono per vari signori, ma soprattutto per i veneziani. Il loro stemma, una mano che stringe un mazzo di veccia, indica la loro origine: provenivano infatti da S. Giorgio in Vecciano (oggi Villa Vezzano) dove abbondava questa leguminosa. Lo stemma è raffigurato nello scudo sorretto da un puttino nella candelabra in alto a sinistra.

Quasi al centro della composizione, la Beata Vergine seduta sopra un masso, in posizione frontale, tiene sulle ginocchia il Bambin Gesù davanti al quale è inginocchiato uno dei magi con i capelli bianchi e la barba fluente: è Gaspare, che bacia un piede al Bambino, mentre gli presenta il suo dono, un cofanetto d’oro sul quale si nota un cartiglio che porta la data e la firma del pittore: “Marchus Palmizanus pictor foroliviensis faciebat MCCCCCXIIII”. Gesù Bambino volge lo sguardo benedicente agli altri due magi, Gaspare e Melchiorre, che contrariamente all’iconografia tradizionale, non è nero. A sinistra si intravede s. Giuseppe, vecchio e un po’ curvo, che si appoggia al bastone. Dietro a loro le colonne marmoree di un ricco edificio, mentre sullo sfondo un corteo avanza entro un paesaggio aperto di colline, castelli, aspre montagne e vallate dove si muovono guerrieri a piedi, a cavallo e carovane di cammelli.

L’opera si caratterizza per l’equilibrio compositivo, la signorilità degli atteggiamenti dei personaggi, l’accurata finezza dei particolari, la fastosità e la ricchezza decorativa. Secondo alcuni studiosi, nel re di destra viene rappresentato un personaggio storico: si tratterebbe di un imperatore d’oriente, Giovanni VIII Paleologo, penultimo imperatore di Costantinopoli, il quale nel 1438 intraprese un viaggio in Occidente per cercare aiuto di fronte alla minaccia dei Turchi. La ricchezza del seguito imperiale rimase impressa nell’animo di molti. Alcuni pittori rappresentarono l’imperatore nelle loro opere: Benozzo Gozzoli, nel “Corteo dei Magi” di palazzo Medici a Firenze e Piero della Francesca nella “Flagellazione” di Urbino. Molti anni dopo, anche il Palmezzano volle rievocare la figura di questo sovrano in questa sua “Adorazione”, anche se l’impero d’oriente era ormai scomparso.

DISPUTA DI GESU’FRA I DOTTORI

Alla tavola è sovrapposta la lunetta, con la disputa di Gesù fra i dottori, i quali si vedono solo a mezza figura. Gesù fanciullo domina la composizione, presentandosi al centro, con le braccia allargate in veste rossa e manto verde. I dottori, tre per lato, affiancano il personaggio centrale.

L’opera ha subito un radicale restauro, durato quattro anni, per mano della dott.ssa Marisa Caprara di Bologna, che ha posto rimedio alle insidie del tempo, dell’umidità, di insetti xilofagi, di restauri maldestri, e l’ha riportata al primitivo splendore

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